Glocal

La tecnica originalissima di Roberto Pavoni, sfrutta il contrasto fra la figura, magistralmente eseguita ad olio, e il fondo che è un’inedita applicazione della cera da incisione su supporto cartaceo. Questa sostanza, infatti, viene utilizzata dagli incisori per la tecnica calcografia dell’acquaforte.

Il metodo è noto e relativamente semplice per chi è del mestiere. L’acquaforte si chiama in questo modo perché prevede che la lastra, di rame o di zinco, venga immersa nell’acido, ovvero nell’“acquaforte”. Così facendo, però l’acido corroderebbe la superficie della lastra indiscriminatamente, se non si ricorresse all’aiuto della cera. Dopo aver eseguito il disegno (rigorosamente a rovescio rispetto al modello, in modo che possa ristabilirsi la corrispondenza rispetto alla stampa), la lastra viene coperta di cera, che una sostanza scura, ma trasparente, compatta e refrattaria all’acido. A questo punto, l’incisore prende a segnare, con una punta metallica, la cera, seguendo il disegno sottostante e togliendo in quei punti la cera che, così, lascia scoperto il metallo. Quando la lastra sarà immersa nell’acido, questo corroderà la lastra in quei punti precisi. In questo modo, al posto del disegno ci saranno dei solchi più o meno profondi e più o meno intrecciati che permetteranno all’inchiostro di annidarsi proprio lì e, quindi di colorare la carta nel momento della stampa con il torchio.

Questo vuol dire che la cera è un materiale particolarmente affabile e utile per realizzare incisioni nette e precise. Ben conoscendo queste proprietà, Roberto Pavoni ha pensato bene di stendere la cera sul fondo della scena, dietro il personaggio principale, e ha inciso quella materia con i contorni sottili degli oggetti che popolano il mondo del protagonista. Sono allora dei “fili” bianchi che descrivono una realtà evanescente, che pare davvero quella del mondo delle idee, dove tutto è presente, ma non ha la concretezza della materia. Del resto, la medesima soluzione, sebbene con i materiali della pittura ad olio tradizionale, l’aveva adottata Gustave Moreau per rappresentare le sue opere visionarie dedicate alla Danza di Salomè. Così con la carne sensuale della capricciosa principessa biblica, contrastavano l’evanescenza delle colonne della reggia, delle statue e dei decori di una dimora immaginifica.

Roberto Pavoni, segue il medesimo percorso, ma utilizza questa differenza di resa fra la plastica evidenza del ritratto e la leggerezza calligrafica dello sfondo per sottolineare la contrapposizione felice fra individuale e generale, fra assoluto e contingente.

GLOCAL 2008
(Marco Bussagli)

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